Traduzione integrale in Italiano dell'articolo tratto
da "Company
" la Rivista dei Gesuiti Americani 
Numero di settembre 


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Mausoleum Fresco

Missionario, esploratore, rancher, and mapmaker, Eusebio Kino, SJ, is depicted above in this vigorous portrait by Nereo de la Peña that is part of a long mural gracing Kino's mausoleum in Magdalena, Sonora, Mexico. It was built after his grave was discovered there in 1966.

Il Padre a 
Cavallo 

All'oscurità e ritorno: verso la beatificazione di Padre  Eusebio Kino, SJ

di Padre  Charles Polzer, SJ 
foto di Padre Godehard Bruntrup, SJ

    
La Chiesa procederà mai alla beatificazione di Padre Kino, il "Padre a Cavallo"? Questa è la domanda che sento ormai da molti anni, in modo particolare dopo la scoperta della sua tomba nel 1966. Vediamo di dare un'attenta scorsa alla situazione.
    Debbo dire prima di tutto che non ho un'agenda preferita. Come storico sono giunto a conoscenza di tante cose su questo missionario Gesuita del 17° secolo che ha trascorso gran

Southwest desert

One of the earliest European explorers of the Southwest, Kino ministered to the Pima Indians in Pimería Alta, an area comprising what is now southern Arizona and northern Sonora, Mexico. He introduced beef cattle to the area in a very literal way, driving them in himself. Kino's introduction of meat on the hoof and also wheat affects the diet in the area to this day. This statue of the Padre on Horseback in Tucson has counterparts in Segno, Italy, where he was born, and Magdalena, Sonora, Mexico, where he died.

 parte della sua vita nel Nord-ovest della Nuova Spagna (Messico). Ho poi evitato continuamente di diventare il promotore della sua causa di beatificazione o di canonizzazione (questo è il grado finale di santità). Per me, è lavoro del Padre Eterno e non mio. Poi francamente Egli sembra essere intensamente impegnato per influenzare la gente sulla terra affinché presti attenzione alla lezione della sua vita. Come osservatore interessato ho visto la "causa" di Padre Kino salire e scendere come una serie di onde prima di un'imminente tempesta.
    Il mio coinvolgimento con Padre Kino incominciò nel 1959. Come giovane accademico Gesuita destinato al  Brophry Preparation College di Phoenix, in Arizona, dovetti passare un anno intero assaporando il fascino unico del deserto. Le brevi escursioni di fine settimana mi avevano reso caro il mistero della sopravvivenza in un ambiente dall'apparenza ostile, ma che scoprivo brulicante di vita insolita e pieno di storia scomparsa. Il deserto può apparire come se nessuno abbia mai attraversato la sua superficie minacciosa mentre gli archivi mostrano che gli uomini hanno tentato ripetutamente di renderlo prospero e fiorente.

    Una peculiarità delle moderne pratiche educative rende necessario seguire corsi di specializzazione allo scopo di certificare le proprie qualità di insegnante. La maggior parte dei laureati sono d’accordo nell’affermare che gran parte di questi corsi di specializzazione non sono altro che pabulum accademici. Ai vari momenti di studio seri ci concedevano ore di tempo libero da impiegare in stimolanti ricerche e letture su altre cose. Così era accaduto anche a me. Nel 1959 trascorsi quasi tutta l’estate cercando di riempire le mie lacune sulla conoscenza del Sudovest degli Stati Uniti. Era un piacere autentico ed ogni volta mi imbattevo nella figura di Padre Kino del quale non sapevo pressoché nulla. Come nativo della California risentivo l’asserzione che Kino fosse una figura missionaria così rilevante. Dopo tutto questo era dominio di Frate Junipero Serra e semmai di pochi altri Gesuiti nella Nuova Francia. Kino invece? Certamente no!

    L’estate era giunta al termine. Quelli di noi che avevano trascorso quei giorni partecipando a corsi per le certificazioni dello Sato dell’Arizona si erano ritrovati il 31 Luglio per celebrare la festa di S. Ignazio. Avevamo allontanato rapidamente dai nostri pensieri gli argomenti relativi all’insegnamento ed ai corsi ai quali avevamo partecipato, per ammettere che altre cose avevano catturato il nostro tempo e la nostra immaginazione. Così avvenne che pochi giorni dopo le festività, padre Edwin McErmott, il Direttore della scuola, bussò alla mia porta dicendo ”Ti ricordi dei nostri discorsi su Padre Kino l’altra sera?” “Certo” gli risposi, “ E’ un individuo assai interessante!”. “Bene” disse, “il 250° anniversario della sua morte verrà ricordato tra poco più di un anno ed io mi chiedevo se non possiamo escogitare nulla per celebrarlo”. Pensai che si trattasse di un’aspettativa quasi morbosa ma MacDermott sapeva il fatto suo. Cose simili io le chiamo promozione pubblicitaria, così noi gesuiti del 20° secolo ci apprestavamo a celebrarne uno del 17° che per primo aveva percorso il deserto che un giorno sarebbe diventato l’Arizona. Un pioniere autentico che aveva pre-datato la fondazione di quella repubblica.

    Ma come fare? MacDermott suggeriva di scrivere alcuni articoli; forse la rivista Arizona Highways  ne avrebbe accettato uno breve. E tutto incominciò così. Ray Carlson il direttore della rivista, non era d’accordo sull’articolo. Disse invece che l’argomento meritava un intero numero! E così prendeva corpo il numero della rivista dell’Aprile 1961 che a quel punto avrebbe necessitato anche di disegni e grafica. David Muench fu incaricato di scattare fotografie delle missioni di Kino, ad un geniale artista di Tucson, Ted De Grazia, vennero commissionati i lavori grafici e McDermott distillò la vita di Kino in un’affascinante e breve biografia. Ma l’edizione non sembrava abbastanza completa così Carlson tirò fuori dagli schedari un articolo sul luogo di sepoltura di Padre Kino. Ognuno diede il proprio contributo non immaginando nemmeno per sogno l’effetto che essi avrebbero prodotto una volta messi assieme.

   
Il primo ed inatteso effetto giunse dallo Stato dell’Arizona. Evidentemente Padre Kino era un personaggio importante e quindi perché non proporlo come pioniere per la sua seconda statua da collocare nel Famedio degli Stati Uniti. Il voto che ne seguì fu decisamente favorevole e rapidamente ottenne l’approvazione del Congresso degli Stati Uniti. Nell’arco di alcune settimane venne insediata una commissione allo scopo di selezionare un scultore attraverso un concorso pubblico. Così per due anni alcuni artisti si confrontarono per ottenere il privilegio di dipingere Kino nel modo più realistico possibile. Il concorso alla fine fu vinto dalla Baronessa Suzanne Sivercruys un’immigrata di origine belga proveniente dal Connecticut. 

    Qualcosa trapelava, non era una riunione di sacerdoti o vescovi della Chiesa Cattolica e nessun Gesuita faceva clamore per il riconoscimento di un famoso missionario del proprio ordine. Era gente di ogni rango che incominciava a comprendere qualcosa di quell’imponente missionario che di fatto aveva posto l’Arizona sulle mappe, era Kino, l’esperto cartografo, che per primo aveva disegnato mappe affidabili del Nordovest! Artisti, storici, legislatori, uomini d’affari iniziavano a familiarizzare con il nome di Eusebio Francisco Kino e cominciavano a domandarsi “Ma chi era poi questo tipo?” 

    Dopo la dedicazione della statua di bronzo a Washington DC, la stessa domanda veniva posta dal contingente di diplomatici che aveva partecipato alla cerimonia. Pochi giorni più 

tardi, quando il Ministro Messicano     dell’Educazione, Augustin Yañez, informava il Presidente Gustavo Diaz Ordaz la stessa domanda veniva posta. Quindi, perché i  Nordamericani rendevano onore ad un uomo che doveva ovviamente essere riconosciuto come eroe del Messico? La reazione del Presidente fu semplice e diretta “ Signor Ministro, trovi la tomba di Kino!”

    Nei circoli superiori di antropologia messicani, veniva formato un team con a capo Wigberto Jimenez Moreno che aveva già risolto l’allettante mistero dell’origine degli Atzechi. Con il beneplacito del Ministro Yañez e del direttore dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia, archeologi, storici dell’arte, iniziavano un’approfondita ricerca di informazioni sull’ancora poco conosciuto Padre Kino. Mai avrebbero immaginato che si sarebbero avventurati in una situazione già complessa in Sonora.
    Includendo un meditato articolo su Kino, Carlson, l’editore rivista Arizona Highways, inavvertitamente metteva in moto uno dei più begli esempi di ricerca storico archeologica del 20° secolo. Nessuno sospettò che la Provvidenza avrebbe fatto combaciare tutti i particolari cosi che Padre Kino  venisse riconosciuto secondo i tempi di Dio. 

    Quando il team dell’INAH da Città del Messico raggiunse Magdalena alla frontiera a Nord, scoprì che in città era stato gia effettuato un inutile tentativo alla ricerca della tomba di Kino. Nel 1962, reagendo all’articolo della rivista, il locale Lions Club finanziò un intenso scavo archeologico sul luogo descritto dal Col. Procter e da Donald Page nel loro articolo sulla sepoltura di Kino. I risultati furono negativi ma essi diedero luogo a duri commenti sulla vera collocazione della tomba. Il fallimento della loro iniziativa costrinse molti storici ed antropologi a formare il Southwestern Mission Research Center per monitorare ogni futuro tentativo di scoprire la tomba. Tutti concordavano che semmai fosse giunto il momento di iniziare una causa di beatificazione, sarebbe stato indispensabile scoprire la tomba. Nel caso di un “confessore” come quello di Kino, i resti erano richiesti per timore che un altro mito come quello di S. Cristoforo venisse canonizzato.

    Nel 1930 a seguito dei lavori dei Professori Herbert Eugene Bolton di Berkeley e Rufus Wyllys di Tempe, c’era stato una crescita di interesse su padre Kino. Le loro biografie diedero l’avvio a monumenti in suo onore a Phoenix e Tucson in Arizona ed a Trento in Italia. Poi venne la seconda guerra mondiale e l’onda di interesse si affievolì e rimase tale fino alla pubblicazione della rivista nel 1961. L’onda si affievolì di nuovo fino alla dedicazione della statua di Washington. Poi nel maggio del 1966, quando per merito del diligente lavoro del team di Jimenez Moreno venne annunciato il ritrovamento della tomba, l’interesse esplose a livello mondiale. Gli abitanti di Sonora ed Arizona erano ora stupefatti che il loro grande pioniere ricevesse un’attenzione così ampia. Era una opportunità da non perdere. Il governatore Luis Encinas Johnson di Sonora convinse un vecchio amico, l’onorato scultore Julián Martínez, a disegnare e fondere una statua equestre in bronzo del ”Padre a Cavallo” per le capitali dei due stati Hermosillo e Phoenix. Kino non era destinato a cadere nuovamente nell’oblio.

    Johnson aveva ragione, nessuno voleva permettere che la memoria del grande missionario cadesse ancora nell’oblio. Con la collaborazione della divisione statale dei lavori pubblici, Magdalena costruiva una piazza monumentale in onore di Padre Kino. La piazza esistente, il municipio, gli uffici comunali il carcere e numerosi negozi e case vennero demoliti per far luogo all’intricato progetto di Francisco Arteaga, un rinomato architetto autore del rifacimento della città coloniale di Irapuato. I resti di Kino vennero lasciati “in situ” e le strutture della piazza vennero focalizzate su un fontana al centro. Il progetto procedette velocemente al suo completamente fino alla sua inaugurazione nella primavera del 1970 ad opera del Presidente Luis Echevarria. Magdalena, città una volta polverosa e rinomata per i suoi weekend di balli e bevute, era stata trasformata dalla silenziosa presenza del suo più famoso pioniere.

    L’onda si affievolì nuovamente. Alberi scarni e rose striminzite, cercavano di vincere l’aridità ed il vuoto di quella monumentale piazza. Una guardia isolata pattugliava il mausoleo per proteggere le ossa di Kino che si potevano vedere. In qualche modo la solitudine ed il silenzio si adattavano a quel luogo di sepoltura finché una volta ancora, l’onda di riconoscimento accrebbe di nuovo con la visita ufficiale del Presidente Gerald Ford che era venuto ad incontrare il Presidente Echeverria. In quell’occasione Ford collocò una corona  sulla tomba di Padre Kino ed ascoltò l’eulogia pronunciata dai leader Messicani sul senso di pace e di cooperazione internazionale di Kino! Sebbene la Chiesa rimanesse in silenzio, i leaders di grandi paesi del Nord America rendevano onore a quel missionario troppo a lungo dimenticato. E Kino premeva ancora con il suo messaggio di crescita, pace e prosperità – questa volta dalla sua tomba. L’onda cresceva; i politici ripartirono mentre Kino riposava in pace guardando Nereo de La Peña decorare la volta della sua cripta con un luminoso murale. Era tempo per l’arte e non per i discorsi.

    Gli storici lavoravano nella riservatezza raccogliendo le informazioni che sarebbero state richieste in qualsiasi causa di beatificazione. L’Arcivescovo Carlos Quintero Arce già da tempo (1967) aveva nominato una commissione di esperti storici per condurne le ricerche necessarie, ma uno di essi era morto e due si erano ritirati, così mucchi di documenti restavano fermi in faldoni sigillati in attesa del momento della rivelazione. Questa volta la situazione si sarebbe prolungata per un buon decennio. La Chiesa non premeva; Kino riposava in pace.

    In modo assai curioso, I funzionari Messicani dell’Amministrazione Federale, avevano scoperto la reputazione di Kino quale esemplare agronomo. Durante la sua esistenza aveva trasformato le sopravvivenze economiche delle comunità di Indigeni Messicani in comunità floride ed indipendenti.
Perché allora non celebrare le prodezze di Kino con un film sulla sua vita? Dopo tutto anche Pedro Domeq raccoglieva frutti sulla sua fama producendo un nuovo vino con il nome del missionario. Ancora una volta un  gruppo lasciava Città del Messico alla ricerca di informazioni allo scopo di comporre un copione per una trama di un film lungometraggio. Sarebbe stata la risposta messicana a “The Father’s Kino  story” che aveva da poco 

San Xxvier del Bac

Kino pose le fondamenta di San Xavier del Bac, appena fuori Tucson,nel 1700, un luogo scelto per la numerosa popolazione di Indiani Pima dela zona. La sua collocazione a Nord la resero abbastanza distante dalle missioni sorelle di Sonora e Sinaloa in Mexico. Questo tesoro barocco terminato neòl 1797, è uno dei maggiori esempi di architettura coloniale spagnola degli Stati Uniti.

debuttato in Arizona con una lista di stelle hollywoodiane. Il mare della fama generava una nuova ondata. Ma come molti dei tentativi cinematografici il film cadde vittima di quanti desideravano che le fantasie d’amore prevalessero sulle realtà spirituali. Grazie a Dio Kino continuava a riposare indisturbato da quelle irresponsabili fiction.
    Il tempo trascorreva. Il Padre a Cavallo intanto andava incontro ad un ennesimo anniversario – il 300° anniversario del suo arrivo in Pimería Alta. Come già detto,  Kino entrava in Dolores Cosari ( e nella storia) il 13 Marzo 1687; aveva infranto il “Margine del Cristianesimo” per usare le parole dello storico Herbert Bolton.

    Lo Stato dell’Arizona era pronto a commemorare l’evento. Infatti l’intero 1987 veniva dichiarato anno celebrativo; diverse città in tutto lo stato erano state designate per cerimonie speciali ad ogni mese dell’anno. La risposta fu stupenda. Vennero composte canzoni, scritti poemi, lette eulogie e programmate Fiestas. Era un fiorire di riconoscimenti per l’uomo che un tempo aveva cavalcato sulle sperdute piste di Sonora. Il governo messicano non voleva essere estraneo a tanto; venne preparato e distribuito per l’occasione un francobollo commemorativo con il ritratto di Kino che venne annullato per la prima volta a Cucurpe in Sonora esattamente lo stesso giorno dell’anniversario! È triste ricordare che nonostante il riconoscimento del Presidente del Messico e del Presidente Ford, il servizio Postale degli Stati Uniti abbia respinto con fermezza il merito di Padre Kino a comparire su un francobollo degli Stati Uniti!

    L’Arizona non avrebbe trascurato l’anniversario dell’arrivo dell’uomo che l’aveva collocata sulle carte geografiche. La Società storica dell’Arizona dava inizio ad un progetto chiamato “Tre Statue per tre Secoli”. Il progetto era quello di erigere statue di Padre Kino di grandezza superiore al naturale in Tucson dove aveva fondato la Missione di San Xavier del Bac, in Magdalena, Sonora dove era morto ed in Segno, il villaggio Italiano dov’era nato. Chi sarebbe stato più qualificato di Julián Martínez a scolpire quei bronzi commemorativi? E così il progetto della statua si univa alla crescita di interesse in Messico per creare un’altra ondata di riconoscimento che si sarebbe riflessa aldilà degli oceani.

   
Mentre gli artisti impegnavano le loro abilità ed i leader politici valutavano l’influenza di quel missionario ormai scomparso da secoli, gli storici ricercavano tranquilli negli archivi e negli uffici universitari registrando quelle evidenze che sarebbero state necessarie per il processo di beatificazione. I resti di Kino erano stati scoperti e riconosciuti da tempo; era stata costituita un’idonea commissione storica. Ma cosa succedeva nella Chiesa?    

San Ignacio de caburica

This detailed door leads into San Ignacio de Caburica, six miles north of Magdalena, Sonora. This mission is the second of 27 Kino founded in his 30 years (1681–1711) as missionary in northwestern Mexico and southwestern United States. He chose the site because of the large indigenous Pima population in the vicinity. The current church was extensively remodeled by Franciscans in the 1770s but maintains many characteristics of earlier Jesuit architecture.

Bene questo evidenzia la domanda cruciale: cosa deve essere fatto perché una persona possa essere beatificata agli occhi della Chiesa? Era stato attribuito qualche miracolo a Padre Kino? La gente spesso corre troppo per mettere in atto ciò che essa pensa siano le norme della Chiesa in materia di beatificazione o di canonizzazione.
    C’è un processo canonico ben definito, ed esso si concentra sulla determinazione della ”santità” degli individui. Santità di per se è una parola complessa. Ovviamente essa denota uno stato di santità. Tuttavia ciò che una persona considera “santo”è per altri una “pia trappola”. Così la Chiesa allo scopo della beatificazione, chiede che venga stabilita senza ombra di dubbio   la “santità eroica” dell’individuo. La santità eroica non implica la pietà devozionale; connota tuttavia virtù esemplari tali nella fede attiva, nell’instancabile carità così pure come un’ispirata fiducia nella pietà di Dio, detta anche speranza. La Chiesa considera solo in seconda analisi le pratiche pie; quali lunghe ore di preghiera, mortificazioni, ed umiltà. Dovessero tutte queste pratiche essere presenti nella vita di  una persona, esse sarebbero chiaramente espressioni di fede e di carità – dipendenza della grazia di Dio e di amore disinteressato per il prossimo. Austerià ed eccelsa umiltà non bastano.
    I documenti storici relativi a Padre Kino rivelano una preziosa presenza di santità eroica. Già durante la sua esistenza i superiori Gesuiti più alti in grado lo avevano riconosciuto come un missionario esemplare. Il padre Generale, Tirso Gonzales lo aveva paragonato a  San Francesco Saverio – un complimento riservato solo ai veri figli di Sant’Ignazio! Questa affermazione era condivisa anche dal Padre Generale Miguel Tamburini e da Juan Antonio Balthasar, il Padre Provinciale Messicano che scrisse apertamente della sua eroica santità quarant’anni dopo la sua morte in Magdalena. Ebbene, se tutto questo è vero perché la reputazione di Padre Kino è affondata nelle sabbie del deserto? Politica, come sempre politica.

    Sebbene Balthasar portasse ad esempio la visione ed i sogni di Kino, i suoi tentativi di allargare le missioni, cadde vittima delle politiche di Carlo III, il Borbone monarca di Spagna. I Gesuiti andavano incontro a tempi duri nei loro dissapori per le teorie assolutistiche dei Regni d’Europa. Il Portogallo, La Francia ed alla fine anche la Spagna trovarono ragioni sufficienti per esiliare e sopprimere la Compagnia di Gesù dovunque essa fosse presente nei loro imperi. Nel 1767 Carlo III ebbe successo nell’esiliare tutti I Gesuiti nel suo immenso impero. Fu un colpo improvviso che mise in ginocchio il movimento missionario. Non era solo una mossa di soli  significati politici, ma in gran misura il risultato di un cambio nelle convinzioni teologiche e filosofiche troppo complesse da spiegare qui. 
    Tuttavia, gli allora potenti Confratelli di Ignazio furono respinti e  dispersi. Fu politicamente scorretto che dentro e fuori la Chiesa non venisse nemmeno menzionata l’uscita di scena dei Gesuiti. 
    La chiesa di San Pedro de Tubutama conserva ancora un esempio chiaro del suo sterminio. In un trittico nel 18° secolo che rappresenta la salvezza attraverso la Croce  di Cristo, San Francesco d’Assisi sta ai piedi della Croce con il suo bianco cordone sospeso sopra il Purgatorio. La sua santità attraverso il sangue di Cristo gli fornisce il mezzo per rialzare
gli altri fuori dal mondo di peccato. Sant’Agostino, San Domenico, santi vescovi e Padri della Chiesa allungano al corda della redenzione. Ma non ci sono Vestinere, non si nota nessun Gesuita! No perché essi stanno all’Inferno! Essi sono gli immenzionabili eretici dell’epoca e così era Padre Kino. Menzionare i Gesuiti era un anatema ed infatti ci vollero diversi decenni, fino al 19° secolo prima che essi iniziassero un debole segno di ripresa.

I Viaggi di kino attraverso il Sudovest e le sue abilità di geografo e cartografo risultarono nelle sua prima mappa dell'Arizona e nella prima mappa indicante la California come una penisola e non un'isola. Matematica ed astronomia erano gli altri campi ai  quali Kno diede notevoli contributi.

    La condanna mondiale per un estremo movimento conservativo all’interno della Chiesa durò quasi due secoli. Kino emerse nel primo decennio del 20° secolo attraverso il lavoro diligente di uno storico protestante, Herbert Eugene Bolton che non impugnava nessuno strumento teologico. Forse Carlo III ebbe buon gioco a prosciugare il lago della reputazione gesuitica, ma Bolton lo riempì nuovamente arricchendo le sue acque con il riconoscimento dell’eroismo di Eusebio Francisco Kino.

    Oggi la Chiesa si confronta con la legione di Beati e Santi condotti all’onore degli altari da Papa Giovanni Paolo II.  E Kino come può essere  lasciato così indietro? No può essere
. Ma l’enorme differenza è che Kino si è conquistato la sua reputazione in un terreno formato da credenti e non. La sua visione apostolica non abbraccia ambiti politici o devozionali; egli resta solo nel deserto come esempio di fede e carità, quale uomo di pace e di cooperazione, come uomo di giustizia e di pietà seguendo a modello Gesù Cristo persino dal suo luogo di sepoltura.

    E quando semmai verrà beatificato? A tempo debito amici, secondo i tempi favorevoli a Dio. E per quanto riguarda i miracoli? Non è di per se miracolosa la persistente conoscenza della sua santità? L’onda sta salendo un volta ancora e questa volta potrebbe proprio condurlo all’altare.

 



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